Io sciopero

Ho aderito da subito allo sciopero promosso dal “Movimento per la dignità della docenza universitaria”.
Non perché io ritenga prioritario, tra i mille problemi della università italiana, avere il riconoscimento degli scatti stipendiali, ma perché ritengo determinante qualsiasi azione che difenda e ripristini la dignità del docente universitario.
Credo che la strategia adottata sia tutt’altro che stupida. Ponendo un primo obiettivo chiaro e semplice, che tutti i docenti dovrebbero condividere, si può valutare quanto un movimento “dal basso” come questo sia in grado di incidere sulla politica dell’Università. Uno sciopero proclamato solo per protestare, o per chiedere troppe cose, avrebbe avuto più difficoltà ad ottenere un sostegno di massa tra i docenti.
Ricordo che tutte le altre categorie del pubblico impiego hanno già ottenuto da tempo il ripristino degli scatti, che i docenti chiedono con lo sciopero, e da incontri al Ministero è emerso chiaramente come il mancato ripristino per la nostra categoria sia una precisa scelta politica, motivata, in pratica, dal fatto che altre categorie hanno un maggior potere contrattuale per avere quanto gli spetta, rispetto ai docenti universitari. E quindi ben venga una azione che faccia sentire la nostra voce.
Alcuni commenti che ho letto sui social network mi hanno confermato nell’idea che azioni per la dignità della docenza universitaria sono quantomai urgenti.
Abbondano i commenti di chi non fa la fatica di leggere le poche pagine sulle modalità dello sciopero. C’è chi scrive che i docenti “vogliono l’aumento”, quando “già guadagnano 4000€ al mese”. Vorrei tanto vedere 4000€ nella mia busta paga…
I docenti non chiedono un aumento, ma il ripristino di una situazione stipendiale e contributiva, come avvenuto per altre categorie del pubblico impiego a cui erano stati congelati gli scatti.
Evidentemente chi critica in questo modo pensa che la torta del reddito degli italiani sia data, e se i docenti ne vogliono una fetta più grande, inevitabilmente toglieranno pezzi ai disoccupati o ai lavoratori a basso reddito. Al contrario, mi sembra che tornare a mobilitarsi perché il lavoro – qualsiasi lavoro – sia retribuito in modo adeguato, possa contribuire ad invertire la tendenza verso la precarizzazione del lavoro, che è trasversale (e riguarda anche i docenti universitari!).
Non capisco il “dramma” degli studenti, che subito si sono lamentati perché lo sciopero “li danneggia”. Certo, dover aspettare altre due settimane per sostenere l’esame (perché di questo si tratta, nel peggiore dei casi), comporta un problema, ma che non mi pare tanto grave. Lo sciopero riguarda il primo giorno di appello della sessione autunnale: per me, che ho tre corsi con relativi esami, verrà coinvolto un solo gruppo di studenti che già ha in calendario un secondo appello dopo 15 giorni. Negli anni scorsi, al primo dei due appelli della sessione autunnale per questo esame vengono circa 5-10 studenti, e il 90%, dopo aver visto le domande a cui devono rispondere, preferisce andarsene e tornare al secondo appello. Nel mio caso, quindi, creo un disagio a 2-3 studenti preparati, costringendoli a tornare dopo 15 giorni. Non mi sembra un motivo sufficiente per adottare altre forme di protesta.
Come non capisco i comunicati ambigui dei “benaltristi”. Perché i docenti non hanno cercato di coinvolgere le altre categorie dell’università per una protesta comune su fronti più allargati? Benissimo, ma perché le altre categorie intanto non appoggiano QUESTA protesta, come primo passo?
Per non parlare di quelli che scrivono che i docenti universitari, proprio loro!, non si rendono conto che il vero problema è il neoliberismo, il capitalismo, l’euro, ecc.
Insomma, tutti vorrebbero metterci a tacere, ed anche – forse soprattutto – per questo, io sciopero.

PS #1. C’è chi scrive che non è un vero sciopero perché non ci saranno trattenute in busta paga. Falso, perlomeno per il mio Ateneo. Comunicherò l’adesione allo sciopero, e perderò lo stipendio di quel giorno, anche se andrò lo stesso in Dipartimento per incontrare gli studenti, e spiegare i motivi dello sciopero.

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Riserve bancarie

Il grafico sopra riporta lo stock di riserve bancarie effettive, in miliardi di Euro (Fonte: Banca d’Italia)

Il secondo grafico riporta lo stock di riserve bancarie effettive, diviso per lo stock di passività soggette a riserva (Fonte: Banca d’Italia)

Perchè le banche stanno parcheggiando questa liquidità, con un rendimento pari a zero?

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