Gli ingenui (?) apologeti dei prezzi flessibili

Keynes Blog pubblica oggi una traduzione di alcuni brani di Kaldor, in cui rivede le sue posizioni in favore

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della flessibilità del cambio come strumento di aggiustamento dei conti con l’estero.
L’articolo chiude riallacciandosi ad una frase polemica del Monito degli economisti sulle “ingenue apologie del cambio flessibile” che, a mio avviso, era una frecciata di Emiliano Brancaccio ad Alberto Bagnai, frecciata che stonava con il resto del “Monito” (che ho sottoscritto lo stesso, perché mica si può sottocrivere solo quando tutte le virgole sono a posto).
Trovo questa polemica con Bagnai sterile e dannosa. In primis, non mi risulta che Bagnai abbia mai detto che ripristinare cambi flessibili sia condizione sufficiente a far sparire i problemi dell’Euro zona.
Come ho ricordato qui, il vero confronto è con la Troika che sostiene che (Mersch)

Per facilitare una ripresa trainata dalle esportazioni, questo trend [di riduzione nella competitività] deve essere corretto e non ci sono alternative nel breve periodo ad un aggiustamento di prezzi e costi.

Mi pare che Bagnai abbia sempre argomentato su questo piano: voi che credete nella (o fate finta di credere alla) flessibilità dei prezzi e dei salari come soluzione alla eliminazione degli squilibri, perché mai non credete anche nella flessibilità del prezzo delle valute?
Ma questo non implica una apologia del cambio flessibile. Altrimenti Bagnai non continuerebbe ad apprezzare gli interventi in cui sostengo che, se l’Italia uscisse dall’euro – come dovrebbe fare al più presto – ciò non implica necessariamente una svalutazione della “nuova lira”.

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Posted in Italian economy
49 comments on “Gli ingenui (?) apologeti dei prezzi flessibili
  1. Michele says:

    Prof, ci darebbe i link dei suoi interventi in cui sostenie che l’euroexit non implicherebbe necessariamente una svalutazione della “nuova lira?

    Mi sono sfuggiti e vorrei approfondire.

    Grazie mille,

    Michele

  2. gennaro says:

    Ne ho parlato a Berlino e a Pescara a fine ottobre, i links sono sul blog

  3. Romano Rubbi says:

    Buona sera Professore,

    ho avuto occasione di ascoltarla due volte a Pescara e La seguo sul blog.

    apprezzo moltissimo la sua competenza, l’impegno con cui cerca di portare un contributo costruttivo, a favore del nostro Paese e di tutti coloro che più stanno pagando questa situazione, a partire dal popolo greco.

    Apprezzo anche la sua indipendenza di giudizio e la capacità di confrontarsi pacatamente e serenamente con tutti.

    Non sono qualificato per intervenire sul problema specifico ma mi sembra evidente che chi gestisce il potere, in Europa e in Italia, ci sta portando alla rovina.

    Uscire dalla gabbia costituita da Euro, Banca Centrale straniera e dipendente da Berlino, piovra finanziaria che lavora per arricchire l’1% della popolazione mondiale, sono l’obiettivo primario per ogni persona di buona volontà.

    Attaccare il Prof. Bagnai che più di tutti ha fatto per renderci consapevoli di questo colossale inganno, mi sembra il peggior servizio che si possa fare alle classi sociali che Keynes blog vorrebbe tutelare.

    Grazie ancora per il suo lavoro.

  4. Michele says:

    Egregio Professore,

    secondo lei quindi il Prof. Brancaccio avrebbe promosso il “monito” degli economisti, avrebbe convinto a firmare pezzi da novanta come Rodrik, Galbraith e Kirman e sarebbe riuscito a pubblicare il testo sul Financial Times avendo in mente il proposito di lanciare frecciate a uno come Bagnai? Mi scusi ma mi viene da ridere.

    Cerchiamo di essere seri. La critica alle “ingenue apologie dei cambi flessibili” è giustissima. Il rischio che si vada a rotta di collo verso una soluzione di libera fluttuazione delle valute sui mercati è alto, i firmatari del monito fanno benissimo a lanciare l’allarme e a chiarire che ci sono modi alternativi di uscire dall’euro. Se lei non è d’accordo nemmeno su questo punto allora non si capisce perché ha firmato. Se invece è d’accordo sul punto non si capisce perché non è d’accordo sulla critica alle ingenue apologie.

    Saluti
    Michele Franco

  5. Domenico Scalamandrè says:

    Il professor Zezza si riferiva ad un unico passaggio del manifesto in cui è evidente l’allusione alle tesi del prof. Bagnai e non attribuiva certo a questa latente polemica l’intento della redazione del manifesto che ha uno spessore notevole e del tutto corrispondente alla competenza del prof. Brancaccio. Il prof. Zezza lamentava appunto a “sterili polemiche” e per di più inopportune visto appunto l’alto rilievo degli estensori.

    Domenico Scalamandrè

    (grazie prof. Zezza per il suo importantissimo contributo)

  6. Frankiefurt says:

    Qua forse qualcuno vive in un mondo alla rovescia. Su internet, su goofynomics e su twitter, io ho trovato solo una caterva di polemichette di Bagnai contro Brancaccio. Correggetemi se mi sbaglio, ma il prof. Brancaccio è intervenuto solo due volte su Bagnai: nell’articolo “Un timido guerrafondaio” e nell’intervento a Napoli a discutere del libro di Bagnai proprio su invito di Zezza. Entrambe le volte Brancaccio, con la solita eleganza e superiorità, ha dato una bella lezione sulle polemichette ed è andato dritto al punto di merito: COME uscire dall’euro, punto sul quale secondo me ancora una volta Brancaccio vede molto più lontano degli altri quando pone il problema della protezione dei salari e del vincolo agli IDE.

    Io quindi penso che Brancaccio, quando avrà parlato con gli altri estensori per scrivere il “monito”, aveva preoccupazioni un poco più grosse rispetto a quella “alludere” al professore di Pescara (che certamente è convinto che tutti, da Rodrik a Galbraith a Papa Francesco pensano continuamente a lui, ma anche su questo piccolo problemino psicologico il prof. Brancaccio ha detto parole chiare a Napoli). I fautori del cambio flessibile lasciato alle forze del mercato sono tanti e molto più potenti del povero Bagnai. Quindi quel passaggio del “monito” era assolutamente giusto.

    Poi se vogliamo dirla tutta Bagnai sui cambi flessibili resta ondivago e sul mercato unico europeo continua a essere fedele al liberoscambismo. Quindi forse la sua coda di paglia si spiega bene.

    Ma alla fine, a che serve questo post? Prof. Zezza, non è che – senza volerlo – proprio Lei sta alimentando una “sterile polemica” senza basi di fatto? E’ un peccato: il “monito degli economisti” è una cosa troppo seria per essere sporcato da queste piccole dietrologie.

  7. Fla says:

    Senza alcuna vena polemica, ma chi parla di “cambio flessibile lasciato alle forze del mercato” pare far finta di non sapere che, da che mondo è mondo, rari sono i casi di fluttuazione pura. Dietro ai cambi flessibili, di norma e per la maggior parte delle situazioni, trattasi invece di “fluttuazione” sporca cioè in qualche modo vigilata dalla BC. Lungi da me il voler difendere Bagnai, ma nel suo libro c’è scritto tutto. Basterebbe leggerlo. Saluti.

  8. Timmaro says:

    Senza alcuna vena polemica, il fatto che qualcuno pensa che una fluttuazione del cambio, “pura” o “sporca”, sia la soluzione dei problemi italiani, è proprio la prova che l’allarme del monito degli economisti sulle facili panacee era necessario.

    Il problema non sta in una scelta tra diversi tipi di cambio flessibile. La scelta, come da anni ci dice Brancaccio, sta tra un abbandono della moneta unica senza toccare il mercato unico europeo, e un abbandono della moneta unica mettendo in discussione anche il mercato unico europeo. Consiglio il capitolo “Se salta la moneta unica può saltare anche il mercato unico europeo” del libro di Brancaccio e Passarella.

    E sui cambi consiglio di leggere prima di tutto Augusto Graziani, che oltre a essere stato maestro di Brancaccio e di tanti altri, parlava della insostenibilità dell’euro già nel 1999 e di insostenibilità dello Sme già nel 1987. E Graziani non pensava certo che una “fluttuazione sporca” del cambio fosse la soluzione.

  9. Fla says:

    Senza alcuna vena polemica, ma vorrei sapere dove, con testuali parole, e chi, anche se del peccatore non si dovrebbe conoscer nome, ha detto che solo col cambio si risolve il problema. Prego attendo.

  10. Timmaro says:

    Caro @Fla, mi sembra che un “peccatore” sia proprio Lei, visto che l’unico motivo ragionevole per cui Lei ha accennato alla “fluttuazione sporca” deve consistere nel fatto che Lei la considera una buona soluzione. Altrimenti che l’avrebbe citata a fare? per dimostrare un po’ di erudizione?

    Non facciamo gli gnorri, qui le differenze tra di noi sulla “panacea dei cambi flessibili” ci sono eccome. Anzi, lo stesso Zezza sembra pensare che un certo tipo di politica economica permetterebbe di mantenere il cambio stabile anche in condizioni di libera fluttuazione delle monete sui mercati. E secondo me si sbaglia.

  11. gennaro says:

    “Senza alcuna vena polemica”…
    Il mio intento era smorzare le polemiche, ma vedo che ho avuto l’effetto opposto.
    Su “lo stesso Zezza sembra pensare che un certo tipo di politica economica permetterebbe di mantenere il cambio stabile anche in condizioni di libera fluttuazione delle monete sui mercati. E secondo me si sbaglia.” mi aspetterei che si concludesse spiegando perché mi sbaglio.
    E comunque io non ho mai parlato di “libera fluttazione delle monete sui mercati”. Anzi, ho sempre chiarito che in caso di uscita dall’euro è indispensabile la sospensione della libera mobilità dei capitali, per il tempo necessario. Per paesi come la Grecia, che hanno bisogno di afflusso di capitali dall’estero per pagare parte delle importazioni, questa opzione non è percorribile. Per paesi come l’Italia è, secondo me, percorribile. Chi pensa il contrario dovrebbe anche fornire spiegazioni. Sono anche disponibile a riconoscere di essere nel torto…

  12. Timmaro says:

    @Zezza, che significa “sospensione della liberà mobilità dei capitali, per il tempo necessario”? che poi dopo il “tempo necessario” i capitali possono tornare a circolare liberamente? Questa è anche l’opinione di Bagnai? una sospensione solo temporanea e poi di nuovo allegramente con la libera circolazione dei capitali? Questo punto mi sembra importante visto che i firmatari del monito degli economisti di sicuro la pensano diversamente.

  13. Giulio Nuti says:

    Egregio Prof. Zezza, e meno male che il suo intento era di smorzare le polemiche! Se voleva alimentarle dava fuoco alle case di Bagnai e di Brancaccio e poi diceva a ognuno dei due che aveva visto l’altro aggirarsi nei paraggi prima dell’incendio? :-)))

    ovviamente scherzo ma volendo essere seri penso che il monito degli economisti sia stata un’ottima iniziativa, che dà alle tesi anti-euro la forza fondamentale: quella che deriva dal fatto che sono sul “tempo storico”, come dice il prof. Brancaccio. Io lavoro in banca e i miei colleghi qui a Milano dei blog non si fidano, li trattano con un paio di battute. Invece quando hanno letto il monito pubblicato sul financial times hanno avuto un altro atteggiamento e si sono resi conto che ormai si tratta solo di scegliere tra modi alternativi di abbandonare la baracca dell’euro. ho fatto mettere il monito nella nostra rassegna stampa, ha fatto discutere tutti noi!

    Io ammetto di non capirci molto della questione di questi modi alternativi. Però penso che sarebbe tutto più facile se seguissimo le analisi di Brancaccio e le sue proposte per una nuova scala mobile in difesa degli stipendi. In fondo quando Grillo se la prende coi lavoratori dipendenti stabili non farebbe meglio a dirgli che devono stare tranquilli, che gli stipendi saranno difesi?

    Saluti
    Giulio

  14. gennaro says:

    Timmaro, per le opinioni di Bagnai e Brancaccio non chiedete a me, ma leggetevi cosa scrivono…
    E tanto per chiarire, ho ottimi rapporti con entrambi, da qui il tentativo (fallimentare) di smorzare polemiche

  15. sandro c quieora says:

    Credere per davvero che Bagnai abbia l’idea che il cambio flessibile sia la panacea di tutti i mali e ridurre tutto il suo lavoro a questo è sintomo di: o scarsa conoscenza economica, e/o non aver letto il suo lavoro, e/o essere in malafede.

    Allo stesso modo usare il termine “superiore” al riguardo di un’economista rispetto a un altro è sintomo di faciloneria e di un’interpretazione fuorviante dell’ambito economico.

    Anzitutto bisognerebbe capire quale modello di società si ha in mente, sennò pare una di quelle diatribe da processo del lunedì.

  16. Frankiefurt says:

    a proposito di superiorità e dei diversi interessi sociali che si difendono:

    https://www.youtube.com/watch?v=TZYY4Rv5XIU

  17. Kovalsky says:

    Credo che l’uso fatto di Kaldor da parte di sedicenti conoscitori di Keynes sia totalmente strumentale e mistificante. L’unica cosa buona che potrebbero fare è togliere il nome e riferimento a Keynes dal loro blog. E soprattutto mai citare Kaldor.

    La posizione di Kaldor fu (in modo sofferto ma chiaro) contraria all’euro (alle prospettive della moneta unica) perché il sistema a currency board accompagnato dai comportamenti politici della Germania avrebbero accentuato solo gli squilibri, l’esatto opposto della propaganda. Quindi era meglio starsene fuori e alla larga.

    Fare la caricatura di Kaldor per beghe politiche è patetico: per Kaldor infatti non esiste una opzione religiosa tra cambi fissi e flessibili, ma la scelta è funzionale ai gradi di equilibrio e crescita che si raggiungono e rafforzata dagli strumenti cooperativi che si usano. Il vantaggio della stabilizzazione del cambio nel caso della moneta unica veniva completamente frustrato dal modello politico di gestione specie per il dominio della Germania, per cui tenersi la propria moneta flessibile era l’unica alternativa.
    PS Per quanto concerne il duo Bagnai e Brancaccio, per dirla in modo crudo e netto, considero il primo intelligente e meno il secondo. Fa un poco ridere che partigiani del secondo vadano noiosamente in giro a vantarne l’invisibile superiore cerebro, ma si vede che devono surrogare.
    K

  18. Frankiefurt says:

    Bagnai intelligente? non saprei, mi sembra che i suoi neuroni siano affaccendati in cose un po’ diverse dall’esercizio dell’intelligenza… Comunque, i pareri di Kovalsky (il pinguino?), il mio o di chiunque altro sulle intelligenze rispettive dei nostri lasciano un po’ il tempo che trovano di fronte a questa divertente chicca documentale, dove in verità Bagnai si fa alquanto piccino:

    http://www.youtube.com/watch?v=H9w_Hl34X_A

    Questo episodio ha anche ispirato gli amici di Ecodellarete. Sono stati proprio loro che, per prendere in giro l’atteggiamento un po’ dimesso e reverenziale di Bagnai a Napoli, hanno coniato la definizione di “Brancaccio superiore”:

    http://www.youtube.com/watch?v=oZdjxCuNVo8

    Quindi, cari goofysti, non prendetevela tanto, qui si scherza (perché se si facesse sul serio bisognerebbe mettere in fila le “lievi imprecisioni” di Pippo e si farebbe tardi). Se poi un giorno Bagnai sarà così sfortunato da incrociare di nuovo Brancaccio dal vivo, voi sicuramente non avrete dubbi su chi sostenere a spada tratta. Ma nemmeno ne avranno gli eventuali bookmakers, mi sa. ;-)

    Francesco

  19. Giulio Nuti says:

    Kovalsky, è veramente interessante conoscere la sua opinione sull’intelligenza di Bagnai o Brancaccio?

    Forse dovremmo lasciare stare le questioni caratteriali (e forse anche le illazioni del Prof. Zezza, che comunque stimo e seguo) e dovremmo stare di più ai fatti. In sintesi io ho capito questo: Bagnai dice che l’importante è uscire dall’euro, indipendentemente da come lo si fa. La dimostrazione è che lui chiama PUDE chiunque faccia dei distinguo. Io non sono un economista ma secondo me si sbaglia e non capisco perchè sta diventando così settario. I firmatari dell’appello sul financial time sembrano avere delle ottime ragioni per distinguere tra modi alternativi di sucita dall’euro. Anche l’intervento alla camera dei deputati di Brancaccio è stato molto chiaro su questa questione.

    Forse le tifoserie dovrebbero stare un poco calme e qualche economista serio e non partigiano dovrebbe cominciare a mettere in ordine gli argomenti per cercare di fare andare avanti la discussione.

    Saluti a tutti, buone feste

  20. Frankiefurt says:

    I pareri di Kovalsky (il pinguino?), il mio o di chiunque altro sulle intelligenze rispettive dei nostri lasciano il tempo che trovano di fronte a questa chicca documentale:

    http://www.youtube.com/watch?v=H9w_Hl34X_A

    Questo episodio ha anche ispirato gli amici di Ecodellarete. Sono stati proprio loro che, per prendere in giro l’atteggiamento un po’ dimesso e reverenziale di Bagnai a Napoli, hanno coniato la definizione scherzosa di “Brancaccio superiore”:

    http://www.youtube.com/watch?v=oZdjxCuNVo8

    Forse qualcuno pensa che sia lesa maestà e vuole censurare, ma io penso che sia stata un’idea divertente e anche dissacrante. :-)

    Giulio comunque hai ragione, un economista serio e non partigiano che ci aiuti a fare qualche sintesi della discussione tecnica sarebbe utile. Ma se intanto noi poveri mortali scambiamo qualche opinione non mi sembra grave… anche perché i caratteri dei personaggi sono una inesauribile fonte di ispirazione. ciao e auguri.

  21. Frankiefurt says:

    I pareri di Kovalsky (il pinguino? ;-)) o di chiunque altro lasciano il tempo che trovano di fronte a questa chicca documentale:

    http://www.youtube.com/watch?v=H9w_Hl34X_A

    Questo episodio ha anche ispirato gli amici di Ecodellarete. Sono stati proprio loro che, per prendere in giro l’atteggiamento un po’ dimesso e reverenziale di Bagnai a Napoli, hanno coniato la definizione di “Brancaccio superiore”, scherzosa ma secondo me anche azzeccata: ;-)

    http://www.youtube.com/watch?v=oZdjxCuNVo8

    Giulio comunque hai ragione, un economista serio e non partigiano che ci aiuti a fare qualche sintesi della discussione tecnica sarebbe utile. Ma se intanto noi poveri mortali scambiamo qualche flame non mi sembra tanto grave… anche perché i caratteri di alcuni dei protagonisti sono una inesauribile fonte di ispirazione. ;-) ciao e auguri.

  22. Kovalsky says:

    Gentile Giulio Nuti,
    la ringrazio per la cortese attenzione e ricambio gli auguri di buone feste. Mantengo la terza persona anche se forse sul protocollo web per seguire l’etichetta la seconda sarebbe più indicata.
    Tuttavia mi pemetto di essere un poco crudo e sbrigativo dato che il suo ultimo contributo mi sembra parecchio naif. E di ciò prima ancora dovrei magari chiedere scusa al proprierario del blog.
    La sua ricerca dell’economista serio e non partigiano fa sorridere e dimostra che lei è lontano dal comprendere la realtà in questione, si perde nell’equivoco moralismo. Probabilmente si auspica e sogna di trovare la figura corrispondente a un matematico che risolva correttamente una equazione differenziale senza sbagliare di proposito per ragioni di partigianeria. Le cose non stanno a quel modo per il fatto che l’economia è un sottoinsieme della politica (e quindi di guerra di potere) e in secondo luogo l’ortodossia dominante, la favola neoclassica, è una pseudometafisica appositamente divulgata per rincretinire il pubblico e il 99% della popolazione. Pertanto un buon numero di deboli di cervello non fa che ripetere sciocchezze. Inclusi pseudokeynesiani dediti alla storpiatura di N. Kaldor, la cui intelligenza superiore è al di fuori della loro portata.
    Non credo invero, convengo con lei, che a molti interessino le mie opinioni, e tantomeno il fatto che consideri Alberto Bagnai intelligente e Brancaccio poco, ma per i due o quattro che mi leggessero potrebbe essere un elemento valutativo addizionale.
    L’euro currency board rappresenta un suicidio politico e economico per l’Italia (per la grande maggioranza degli italiani anche se il populismo dell’euro attecchisce tra estesi strati sociali inferiori per ovvie ragioni) alle attuali condizioni.
    Il fumo dei tassi di cambio flessibili una distrazione inventata da qualcuno un poco limitato per far perdere tempo, come scrive opportunamente G. Zezza “se l’Italia uscisse dall’euro – come dovrebbe fare al più presto – ciò non implica necessariamente una svalutazione della “nuova lira”.”
    Il cambio e la sua gestione sono uno dei problemi che rientrano nella definizione di una adeguata e calibrata política economica.
    K

  23. Kugelmann says:

    Non mi sembra che il parere di Nuti fosse tanto ingenuo. Piuttosto trovo naif l’arringa di Kovalski, che si affanna a definire l’economia come sottoinsieme della politica, e quindi della guerra di potere, ma poi sembra perdersi in un bicchiere d’acqua di fronte a linee strategiche appena più sofisticate di quelle, a dir poco elementari, di Bagnai…

    Se per esempio ascoltiamo gli interventi alla Camera dei Deputati di Borghi, Rinaldi, Caracciolo e Brancaccio, vediamo chiaramente che i primi due fanno un discorso molto esortativo, anche un po’ sentimentale ma politicamente banalissimo, con Borghi che tra l’altro si fa sfuggire qualche sciocchezza, come l’idea che l’Italia sarebbe in fondo un paese egalitario. Caracciolo al contrario dice cose interessantissime ma francamente un po’ troppo concitate, si impegna poco a farsi seguire. La posizione di Brancaccio è invece molto precisa, e strategicamente convincente: Brancaccio chiarisce che l’uscita dall’euro può porre un problema ai salari e alla quota salari, ma aggiunge che questo problema è gestibile. E conclude che “Chi rassicura i lavoratori dipendenti spacca il sistema e crea una maggioranza anti-euro”.

    http://www.youtube.com/watch?v=cdCK4nUyM4Y

    Invito a guardare il video. Chiunque abbia un po’ di esperienza saprà distinguere facilmente tra improvvisatori anche simpatici e apprezzabili almeno per l’impegno, e intellettuali capaci realmente di anticipare le biforcazioni future della crisi. Poi se dobbiamo continuare a fare le clac nessun problema, tanto si sa che gli ultras non hanno mai brillato per intelligenza.

    Saluti

    P.S. Kovalski ha accennato a una posizione del Prof. Zezza che è effettivamente particolare. è la questione dell’andamento del cambio dopo l’uscita. Prof. Zezza, lei dice, a differenza credo di tutti gli altri tranne Mosler, che una svalutazione non è necessaria per l’Italia. Mi può spiegare perché o mi dà una indicazione di lettura? La stragrande maggioranza dei colleghi la pensa diversamente da lei o sbaglio? e soprattutto perché? Grazie.

  24. Kugelmann says:

    Non mi sembra che il parere di Nuti fosse tanto ingenuo. Piuttosto trovo naif l’arringa di Kovalski, che si affanna a definire l’economia come sottoinsieme della politica, e quindi della guerra di potere, ma poi sembra perdersi in un bicchiere d’acqua di fronte a linee strategiche appena più sofisticate di quelle, a dir poco elementari, di Bagnai…

    Se per esempio ascoltiamo gli interventi alla Camera dei Deputati di Borghi, Rinaldi, Caracciolo e Brancaccio, vediamo chiaramente che i primi due fanno un discorso molto esortativo, anche un po’ sentimentale ma politicamente banalissimo, con Borghi che tra l’altro si fa sfuggire qualche sciocchezza, come l’idea che l’Italia sarebbe in fondo un paese egalitario. Caracciolo al contrario dice cose interessantissime ma francamente un po’ troppo concitate, si impegna poco a farsi seguire. La posizione di Brancaccio è invece molto precisa, e strategicamente convincente: Brancaccio chiarisce che l’uscita dall’euro può porre un problema ai salari e alla quota salari, ma aggiunge che questo problema è gestibile. E conclude che “Chi rassicura i lavoratori dipendenti spacca il sistema e crea una maggioranza anti-euro”.

    Invito a guardare il video. Chiunque abbia un po’ di esperienza saprà distinguere facilmente tra improvvisatori anche simpatici e apprezzabili almeno per l’impegno, e intellettuali capaci realmente di anticipare le biforcazioni future della crisi. Poi se dobbiamo continuare a fare le clac nessun problema, tanto si sa che gli ultras non hanno mai brillato per intelligenza.

    Saluti

    P.S. Kovalski ha accennato a una posizione del Prof. Zezza che è effettivamente particolare. è la questione dell’andamento del cambio dopo l’uscita. Prof. Zezza, lei dice, a differenza credo di tutti gli altri tranne Mosler, che una svalutazione non è necessaria per l’Italia. Mi può spiegare perché o mi dà una indicazione di lettura? La stragrande maggioranza dei colleghi la pensa diversamente da lei o sbaglio? e soprattutto perché? Grazie.

  25. Paolo says:

    Kovalski, ma per favore… se restiamo su una analisi infantile delle intelligenze degli economisti di grido dovremo a un certo punto farlo noi, il test sul nostro quoziente intellettivo.

    Io mi sono avvicinato da poco alla questione e devo dire che la vedo da un altro punto di vista. Dopo avere ascoltato il seminario organizzato alla Camera dal M5S mi sembra di avere capito questo.

    Borghi fa molta attenzione a discutere di euro senza mettere mai in discussione la distribuzione del reddito e i rapporti di proprietà. Borghi cerca pure di tranquillizzare la sua classe sociale dicendo che non occorre aumentare le tasse ai più ricchi perché in Italia la distribuzione del reddito è già abbastanza omogenea, eccetera. Per Borghi il nemico è l’euro, punto. Per lui la soluzione mi sembra chiara: cambi flessibili lasciati al gioco del mercato. Bagnai nel Tramonto dell’euro fa un ragionamento più ampio, ma dice che è pronto ad allearsi con Borghi e con chiunque altro, anche di estrema destra, pur di fare saltare l’euro.

    Il ragionamento di Brancaccio è molto diverso. Per lui l’euro è il problema, ma non nel senso che si deve svalutare e tutto si sistema. Per Brancaccio l’euro è l’immagine di un rapporto sociale di produzione, cioè è l’ultimo tassello della politica liberista e liberoscambista di questo ventennio. Detto questo lui fa una premessa scientifica forte: promuove il “monito degli economisti” per chiarire che l’euro è destinato a implodere. Cioè ad avviso di questi studiosi esistono forze divergenti dentro l’Unione che ormai sono troppo forti e che quindi travolgeranno anche Draghi e la Commissione. Lo scopo di Brancaccio è di vedere se ci sono le condizioni affinché le classi più deboli arrivino all’appuntamento con una rappresentanza e un’idea, cioè per capire se il futuro tracollo dell’euro diventi una opportunità per cambiare la politica economica liberista a favore innanzitutto dei lavoratori subordinati. Lui dice che al momento il rischio è che prevalga una uscita dall’euro “gattopardesca”, dove in fondo il liberismo e il liberoscambismo non verranno messi in discussione. Mi sembra che abbia molte ragioni. Lui quindi suggerisce di sviluppare una alternativa, che a volte chiama “di sinistra” e altre “statuale e protezionista”. Ma non è un tentativo idealistico fatto di esoertazioni. Brancaccio non è ingenuo come tanti altri. Mi è sembrato effettivamente interessante questa cosa che lui ha detto alla camera sulla creazione delle maggioranze anti-euro. Brancaccio ha ragione: sono i lavoratori subordinati, quelli che non smanettano tanto su internet e che magari si fanno abbindolare dal terrorismo dell’inflazione, che andrebbero intercettati per creare una maggioranza anti-euro. Di sicuro Borghi e Bagnai non stanno lavorando in quella direzione: per loro ci si può alleare pure con chi ha distrutto il diritto del lavoro in Italia pur di fare saltare l’euro.

    Si può essere d’accordo o non d’accordo su queste posizioni ma è di queste che si dovrebbe parlare. Alla fine probabilmente ognuno prenderà una sua via anche in base a lla sua condizione di vita: io per esempio ho uno stipendio e sono precario e certo non mi faccio rappresentare da un Berlusconi anti-euro che magari mette Borghi o Bagnai in lista per le europee, non so se mi spiego. Ma questo non è importante, altri faranno certamente altre scelte. Se però continuiamo a battere su fatti del tutto secondari, tipo le intelligenze degli economisti (mah…) o che Bagnai è isterico e che Brancaccio è snob, riempiremo la rete di parole inutili senza capirci niente.

    Sulla questione della svalutazione si-no dopo l’uscita io sono d’accordo con Zezza ma solo in teoria. Penso che per arrivare a un cambio stabile dopo l’abbandono dell’euro ci voglia una “rivoluzione” di politica economica. Quando ho sentito Borghi alla Camera di certo non parlava di quel genere di “rivoluzione”. Meglio dare per scontato che una svalutazione ci sarà e proteggere i salari, come dice Brancaccio. Mi sembra più saggio che fare una scommessa un po’ astratta sul cambio.

    Paolo

  26. Frankiefurt says:

    Non capisco tutta questa avversione verso un approccio un po’ più leggero alla questione. Se Kovalski ha trovato il suo idolo in Bagnai e invece detesta Brancaccio perché crocifiggerlo? c’è gente che ha perfino il fegato di preferire De Sica figlio a De Sica padre. Contenti loro, contenti tutti. ;-)

    E poi sul “Brancaccio Superiore”, guardate che l’espressione è degli amici di Ecodellarete, che per sfottere l’atteggiamento un po’ remissivo che Bagnai ebbe a Napoli con Brancaccio, pubblicarono un video molto divertente con quel titolo. Dai, è importantissimo discutere di tattica e strategia ma si potrà anche fare un po’ di ironia sugli economisti anti-euro, o no? ;-)

  27. sandro c quieora says:

    Mah….a kovalsky posso solo contestare un punto, infatti già su un altro sito ho scritto: “”L’economia non funziona in base a virtù e concetti etici, l’economia funziona in base alla determinazione di chi la vuole far funzionare.
    Per come stanno le cose e fino a prova contraria l’economia la fan funzionare quelli meno virtuosi, e non bastano i giusti concetti, la morale e l’etica a convincerli, e manco una volontà politica.”"”

    E in questo assunto c’è già tutto quel che serve a “sistemare” i marxisti dell’intransigibile morale.

    Ripeto; l’economia non è un semplice esercizio nè d’intelligenza, né di morale politica, ma semplicemente una convenzione. Da questo semplice assioma possiamo iniziare a eliminare tutto cio che si riferisce a presupposte verità assolute.

    Mentre “la destra” ha convenuto in concerto su cio che ritiene giusto, la sinistra sta ancora cercando di capirlo.

  28. Redwolf says:

    E chi diavolo sarebbero “i marxisti dell’intransigibile morale”? Se lo associ alla “morale” e’ evidente che di Marx non hai letto una mazza.

  29. Franco M. Prisco says:

    Alcuni compagni mi avevano segnalato questo post: scusi Zezza ma ora che l’ho letto io lo trovo incomprensibile. La preferenza per la libera fluttuazione dei cambi si sta diffondendo in tutta Europa. Il famoso articolo del Friedman amico di Pinochet a favore del libero mercato dei cambi fa di nuovo proseliti. La City di Londra brinderebbe al ripristino di un mercato europeo in cui tornare a fare scommesse sui cambi. Brancaccio, Rodrik e gli altri scrivono una lettera proprio sul Financial Times per criticare le montanti apologie dei cambi flessibili e per chiarire che bisogna iniziare a discutere sul fatto che esistono modi alternativi di uscita dall’euro. A me sembra una operazione altissima, bisognerebbe solo ringraziarli e aiutarli e invece abbassate tutto al livello della provincia virtuale italiota. Io ho fatto politica militante e ricordo che i compagni più vecchi non si fidavano molto degli intellettuali che venivano ogni tanto a pontificare in sezione. Il modo in cui discutete oggi tra di voi mi fa pensare che a modo loro i vecchi compagni avevano qualche ragione.

  30. Lucius says:

    Bagnai mi ha bloccato su twitter solo perche’ gli facevo domandesulla MMT Mosler Economics. Professore lei che opinioneha della Mosler Economics? Grazie, L.

  31. Kovalsky says:

    @Kugelmann,
    grazie per l’attenzione ma anche se non lo capisci il parere di G. Nuti è parecchio ingenuo: quanto alle faccende di strategia viene in mente la comica strategia di un paese sudamericano che prima di svalutare di botto si inventò la famosa e risibile “banda diagonale endogena”. (Per non ricordare la farsa italiana del 92 quando l’incompetente stratega cedette tutte le riserve e poi mollò il cambio).
    Perciò il rischio è di perdersi solo in sceneggiate dato che la svalutazione o l’uscita dall’euro sono un botto e ciò che può fare la differenza oltre ai consueti rapporti di forza politici e sociali è magari chi gestisca tecnicamente il botto e il contraccolpo -e in quel caso sudamericano fu un collaboratore di Soros (e quindi probabilmente in parte lo stesso Soros).
    Il resto sono fantasie consolatorie o distrattive. È banalmente ovvio che una modifica delle ragioni di scambio influisce sui salari e sulla distribuzione del reddito. Lo sanno anche le pietre. E non a caso i populisti dell’euro anche delle classi sociali inferiori sono tali e psicologicamente restii a abbandonare la moneta forte. Chi riuscisse a sua volta a beneficiarsi di meccanismi di indicizzazione magari sul cambio (non auspicabili) se ne avvantaggerebbe.
    Al momento le partite correnti italiane non sono deficitarie per la riduzione di reddito. I movimenti di capitale sono la variabile cruciale.
    Cordiali saluti e buon anno,
    K

    @Paolo
    ti ringrazio per la gentile attenzione e per il contributo personale. Come dici tu stesso ti sei avvicinato da non molto tempo al problema e hai già sviluppato un tuo punto di vista abbastanza solido con il quale fondamentalmente concordo.Posso capire che per ragioni politiche e/o di schieramento e appartenenza ti senta in sintonia con quanto detto da Brancaccio, tuttavia quanto lui dice o avrebbe detto (mi baso sul tuo resoconto) solleva qualche sorriso.
    La moneta, che sia lira o euro è sempre la condensazione di rapporti sociali e di potere. Non è prerogativa dell’euro! E la guerra di classe neoliberale (a livello mondiale e in Italia) si avvia a fine anni settanta quando c’era ancora la lira (non mi ricordo particolari voci critiche a parte magari Federico Caffé e pochi altri), e con una notevole complicità della sinistra. Inoltre l’euro non è mai stato presentato e criticato come currency board e strumento per mettere in riga i lavoratori. Voler associare adesso uscita dall’euro e guerra al neoliberalismo può essere operazione politica meritoria e necessaria ma anche una furbata per generare un poco di confusione. Non credo che al momento le classi sociali inferiori, anche a causa della diseducazione della sinistra, dispongano della grammatica per capire il mondo e di una degna rappresentanza: in generale sono tragicamente vittima dell’uso di categorie imposte via scuola e media dall’elite dominante. E quelli che per decenni non hanno visto nulla è improbabile che si trasformino in rivoluzionari, (l’opzione opportunisti è più scontata).

    Per quanto concerne il pubblicizzato documento, (Gennaro Zezza per spirito ecumenico firma tutto per gli amici, anche se il diavolo spesso sta nei dettagli e lui non lo sa), non mi convince molto.
    La conclusione sembra tragicomica “In assenza di condizioni per una riforma del sistema finanziario e della politica monetaria e fiscale che dia vita a un piano di rilancio degli investimenti pubblici e privati, contrasti le sperequazioni tra i redditi e tra i territori e risollevi l’occupazione nelle periferie dell’Unione, ai decisori politici non resterà altro che una scelta cruciale tra modalità alternative di uscita dall’euro.” Il disastro da anni è sotto gli occhi di tutti e così le ragioni ma sembra come direbbe Rino Gaetano che gli intellettuali vogliano prendersi un altro quinquennio per discutere sulle modalità di uscita.
    Codiali saluti e buon anno
    K

    @ Frankiefurt
    La leggerezza e l’ironia sono sempre um ottimo ingrediente che ovviamente apprezzo assai, ma l’iperbole alle volte è eccessiva e fuori luogo, come quella di dire che A. Bagnai è diventato il mio idolo per essere più intelligente di Brancaccio.
    Forse N. Kaldor lo potrebbe essere per certi aspetti.
    Cordiali saluti e auguri di buon anno,
    K

    @ sandro c quieora

    Mi sembri un poco confuso e l’avere postato in differenti blog non necessariamente rappresenta un criterio di verità e validazione.
    Ovviamente non me la sento di discutere con assiomi e postulati perciò non è mia intenzione traumatizzare e rimuoverti dalle tue ferme e giuste convinzioni, tuttavia (l’economia) il capitalismo è una convenzione nella misura che riflette un sistema di valori e comportamenti definiti dall’oligarchia dominante e assimilati dalle classi sociali inferiori. Persino il papa se ne è quasi reso conto (e anni fa cercai di spiegarlo a prelati di un certo grado gerarchico senza alcuna nozione di capitalismo se non la convenzionale lobotomizzazione-il che è peccato mortale per la chiesa) e confido che anche tu possa arrivarci. Sistemare i marxisti è molto facile e forse anche doveroso, hai ragione; citare (sistemare lo escluderei a priori) Marx è senza forse cosa al di fuori della tua portata.
    PS che la sinistra non sappia che cosa sia il capitalismo hai di nuovo ragione.
    Cordiali saluti e uguri di buon anno.
    K

  32. Redwolf says:

    Kovalsky risponde a Paolo e scrive:

    “Posso capire che per ragioni politiche e/o di schieramento e appartenenza ti senta in sintonia con quanto detto da Brancaccio, tuttavia quanto lui dice o avrebbe detto (mi baso sul tuo resoconto) solleva qualche sorriso. La moneta, che sia lira o euro è sempre la condensazione di rapporti sociali e di potere. Non è prerogativa dell’euro! E la guerra di classe neoliberale (a livello mondiale e in Italia) si avvia a fine anni settanta quando c’era ancora la lira (non mi ricordo particolari voci critiche a parte magari Federico Caffé e pochi altri), e con una notevole complicità della sinistra. Inoltre l’euro non è mai stato presentato e criticato come currency board e strumento per mettere in riga i lavoratori. Voler associare adesso uscita dall’euro e guerra al neoliberalismo può essere operazione politica meritoria e necessaria ma anche una furbata per generare un poco di confusione”.

    Nell’attesa che il povero Kovalsky oltrepassi la fase del veltroniano, paraculo “ma anche” e si metta d’accordo almeno con se’ stesso circa l’idea che la tesi di Brancaccio che lega uscita dall’euro e guerra alla egemonia liberista e liberoscambista sia un’operazione “meritoria e necessaria” oppure sia “una furbata per generare un poco di confusione”, sorrideremo con tanta indulgenza.

  33. Frankiefurt says:

    Kovalski su Brancaccio va per sentito dire, un po’ come faceva l’ignorantissimo ultraliberista Michele Boldrin su Sraffa prima di essere castigato. Deve essere un altro di quelli che dedicano più tempo a fondare partiti che a leggere… ;-)

  34. S. says:

    Comunque guardate che il prof Zezza ha difeso molto bene il “monito degli economisti” proprio sul Ft contro il parere di un certo Gilbert che ripeteva la solita solfa castacorruzzzzioneecc Ho trovato il link proprio in questo blog ma non riesco a postare. Saluti cordiali

  35. sandro c quieora says:

    @ Kovalsky

    Hai ragione, quella frase non intendeva dimostrare che fosse giusta in base al fatto che l’avessi già scritta, era solo per non ripetermi, quell’”infatti” era di troppo.

    Va a finire che ci perdiamo in ISMI.
    Sai come si dice no, se non capisci sarà che forse ci si è spiegati male?!
    Pare la teoria della relatività sto “IL CAPITALE”, non lo capisce quasi nessuno (io ho seri dubbi che qualcuno lo abbia mai capito davvero), non si è mai all’altezza, solo pochi eletti…..

    Una volta sono andato a sentire un gruppo jazz, facevano il solito giro blues in 12 misure, solo che ognuno di loro lo scomponeva a piacimento, così per esempio uno faceva una misura in 5/4, poi una in 7/8, poi una in 9/4 poi una in 11/8, poi una in 6/8, poi due in 9/4 mentre un altro divideva diversamente e magari in una scala stonata di mezzotono, poi tutti si ritrovavano la dove avrebbero dovuto trovarsi dopo 44 battute…….sicchè a parte loro nessuno ci capiva una mazza…….ma non c’è di che vantarsi, se intendiamo far vibrare le corde dell’emotività, quella NON E’ musica.
    Sono astrazioni personali fine a se stesse (in pratica seghe mentali), non ne sono all’altezza? probabile, ma manco mi interessa. Il capitalismo ha un’applicazione, il marxismo pare di capire no, quindi di che si parla?
    Aspettiamo Godot?
    A me pare che la politica sia nata per reggimentare l’economia, di sicuro non l’inverso.

    “”"…..il capitalismo è una convenzione nella misura che riflette un sistema di valori e comportamenti definiti dall’oligarchia dominante e assimilati dalle classi sociali inferiori.”"”"

    Togli capitalismo e mettici quello che vuoi. Ma così non è, c’è capitalismo.
    La realtà varrà pur qualcosa, o no?

    Ecco, Bagnai si confronta con la realtà, i marxisti no (intendo quelli che bisogna riappropriarsi dei mezzi…….il saggio di prof…..).

    E se son confuso chiarisci tu, son tutt’orecchi.
    Buone feste anche a te.

  36. Redwolf says:

    Sei confuso, eccome se lo sei.

  37. sandro c quieora says:

    ottima argomentazione.

  38. Dario P. says:

    Brancaccio sarà anche un genio ma il suo comportamento non mi piace molto. è chiaro che nel modo in cui scrive e parla c’è molto più stile e esperienza rispetto a Bagnai, ma questo ai miei occhi lo rende meno genuino. Anche alla conferenza di Napoli organizzata da Zezza Brancaccio ha detto cose realmente interessanti che prima di ascoltarlo non avevo colto e posso anche ammettere che sia stato intellettualmente “superiore” a Bagnai, ma il suo modo di fare è irrispettoso. Capisco che Bagnai certe lavate di testa se le chiama ma Brancaccio ha avuto un’aria di sufficienza insopportabile, proprio lui che in altre occasioni mantiene una freddezza olimpica e sa polemizzare con molta eleganza. quindi Brancaccio sa dosare i suoi comportamenti e per questo ha più colpe di Bagnai che è istintivo e che per questo riesce più simpatico (o almeno meno antipatico). Per cui io penso che Zezza abbia avuto ragione: promuovendo il monito degli economisti Brancaccio ha compiuto una bellissima impresa di livello internazionale ma proprio per questo poteva evitare stoccate che in qualche modo possono fare pensare a una polemica con Bagnai. Certo è probabile che Brancaccio di Bagnai se ne fregasse in quel momento ma è anche un tipo troppo esperto per non sapere che la frase “ingenue apologie dei cambi flessibili” avrebbe comunque fatto pensare a un atteggiamento di sufficienza verso Bagnai Borghi & C.

    Sul merito dei problemi comunque io solo uno studente ma vedo più convergenza di quanto sembri in certe discussioni su internet. Certo se bisogna evitare una uscita dal’euro di tipo liberista e avversa ai lavoratori sarà meglio tenersi alla larga dall’antieuropeismo di Berlusconi e Brunetta. Per questo io spero nel m5s nonostante le sue debolezze.

  39. Kovalsky says:

    @Redwolf
    Sono lieto di averti fatto sorridere, il che è già un risultato positivo e attendersi di più sarebbe da intrepide. Tuttavia siccome il riso abbonda anche sulla bocca degli stolti non è sempre bene mostrarlo. Specie quando si confondono dilemmi amletici e costruzioni grammaticali retoriche che non significano alcuna scissione dell’autocoscienza ma riproducono in chiave non disgiuntiva una realtà oggettiva esterna. Ciò che dovrebbe far sorridere è la combricola rivoluzionaria accolta in seno al FT e i progetti rivoluzionari ivi coltivati.
    Non ne dici una giusta, sono solo un povero peccatore consapevole ma anche (l’amicizia e riverenza nei confronti di Veltroni non mi inducono ancora a modificare la sintassi) cristiano e cattolico apostolico romano. Grazie a Dio il mio idolo è Gesù Cristo perciò conosco la verità e spero nella salvezza.
    Le caricature di Kaldor, Keynes e di Marx mi fanno ridere e indispettire allo stesso tempo.
    K

    @Frankiefurt
    A te chi ti ha dato la patente doveva essere ubriaco.
    Non sai leggere in modo adeguato, né capire che mi rivolgevo a Paolo a partire dal suo testo e punto di vista più o meno solido e veloce. E la tua sciatteria è sufficiente da farti errare le handles.
    So che ti scombussolo e ci vuole poco: mi è capitato di perdere un paio di ore a leggere Sraffa, a leggere e confrontarmi con Kaldor e con qualcun altro. Ma non ho l’anello al naso e non mi sento per nulla in colpa per non avere letto l’opera omnia del tuo idolo e più grande economista di tutti i tempi Brancaccio.
    K

  40. Redwolf says:

    Kovalsky, a differenza di Veltroni non sembri molto a tuo agio mentre ti arrampichi sugli specchi nel tentativo di giustificare i tuoi “ma anche”. Comunque, dopo che ci hai rivelato che hai dedicato nientemeno che un paio d’ore a Sraffa (!) non osiamo chiederti di leggere nessun altro e ti confesso che dai sorrisi siamo passati alle risate.

    Dario, stare un po’ di piu’ ai fatti e meno alle illazioni, alle suggestioni e alle simpatie forse aiuterebbe a non perderci in chiacchiere inutili. Se dici che gli argomenti di Brancaccio ti sembrano validi, discuti su quelli. Il resto mi sembra solo una cagnara senza senso.

  41. sandro c quieora says:

    Ora si che è tutto più chiaro…..

  42. Kovalsky says:

    @Redwolf (e caricature kaldoriane, keynesiane e marxiane),

    non potere che ridere da stolidi perché l’unica cosa “agiata” è la vostra plateale dabbenaggine, maiestatica e a più mani ( e sono buono e esempio neoclassico di buon comportamento a priori, per far felice Zezza).
    Se andate a giocare ai giardinetti fate cosa migliore dato che anche se leggeste per dieci anni un libro non lo capireste.
    E poi lasciate giudicare a chi legge se sono io che mi arrampico sugli specchi o se siete voi a equivocare e misconoscere anche gli usi e valori di scambio linguisitci (figurarsi Marx). Invece come di prassi e per consuetudine in sintonia con il non comprendere volete imporre la vostra equivocata e ideologizzata lettura. Non a caso sandro c quieora si sente disorientato, con tante testoline che cocciutamente si cimentano con i grandi e vogliono imporre i loro equivoci impressionismi ne viene fuori una insignificante e pericolosa confusione.
    Per natura non potete avere il senso del ridicolo perciò vi posso solo augurare un buon anno nuovo e di continuare a ridere stolidamente, per restare felici. Anche grazie a me che ho perso tempo con voi.
    K

  43. Frankiefurt says:

    Comunque questa conversazione in fondo è migliore del post che l’ha avviata. ;-) Buon anno a tutti…

  44. sandro c quieora says:

    Ma imparare a discutere nei vari livelli del discorso no?!
    Uno di questi è quello relativo alla politica, a come vorremmo che si evolvesse la società.
    Un altro è quello relativo alle dinamiche REALI dell’economia e delle loro influenze e conseguenze.
    Un terzo livello è quello che cerca di coniugare, di mettere in relazione i due livelli precedenti.
    Quindi fare affermazioni relative solamente ad uno di questi livelli cercando di trarne conclusioni generali è sintomo di ristretta immaginazione.
    Ci si dimentica troppo spesso il confronto con le dinamiche REALI, e ci si dimentica che una nazione è di ogni classe sociale omnicomprensiva e che le relazioni internazionali non sono lotte di classe (sempre non considerando le mistificazioni).

    Per questo, quell’accenno all’apologia dei prezzi flessibili buttata li così come cavoli a merenda, risulta demagogia in ogni caso.

    In pratica; nel caso non vi fosse alcun riferimento ai Goofy è pura demagogia, ma lo è pure nel caso vi fosse questo riferimento.

    Quanto al nostro scienziato pazzo tedesco aspetto sempre di essere “illuminato”.

    p.s. Quando si riflette troppo, si corre il rischio di non fare entrare neppure un briciolo di luce :)

    Buona apologia a tutti.

  45. Saverio says:

    @Sandro, che tu non abbia i mezzi per affrontare la questione dei prezzi (e dei cambi) flessibili è ovvio. Ma quando scrivi: “ci si dimentica che una nazione è di ogni classe sociale omnicomprensiva e che le relazioni internazionali non sono lotte di classe”, dimostri solo la tua spaventosa ignoranza di Marx e del marxismo. Leggi almeno Losurdo, La lotta di classe. Una storia politica e filosofica. Se fai un piccolo sforzo capirai che l’intreccio tra le categorie di classe e di nazione è molto più complicato di come le tue sentenze da bignamino anti-marxista lascerebbero pensare. Il problema dell’epoca dei blog è che anche i più sprovveduti si improvvisano intellettuali: si scrive tanto e si legge poco, quando di regola dovrebbe valere l’opposto.

  46. sandro c quieora says:

    Si ok, dove ho scritto prezzi andava scritto cambio.

    Se posso sorridere……siete ossessionati dai “mezzi”.
    “Riappropriarsi dei mezzi etc etc”, “…non hai i mezzi bla bla…”.

    Io non ho detto che non esista la lotta di classe, infatti non vi è scritto, io ho scritto che “….ci si dimentica bla bla…” (leggere troppo a volte può confondere).
    Nel bla bla, c’è quello che sta facendo la Germania che ha usato la lotta di classe per ottenere altro.
    Questo altro NON E’ lotta di classe, ma una strategia economica sul mercato internazionale, che è “leggermente” diverso.

    Se non sei in grado di spiegare Marx io resto nella mia ignoranza reale che è sempre meglio che essere nella sapienza presunta.

    Tu giratela come vuoi nella tua sapienza, io resto nella mia ignorante convinzione che l’economia, da qualsiasi parte la si voglia considerare, resta una convenzione non una filosofia.
    A me pare che non siate in troppi a convenire con Marx…..e le crisi ci son sempre state (così spero di evitarmi filippiche sulle crisi sistemiche del capitalismo :)

  47. Kovalsky says:

    Saverio parto dal tuo commento per aggiungere sbrigativamente alcuni appunti.
    Non credo che esista un problema di improvvisarsi intellettuali nell’epoca dei blog, anzi questo può essere un finto problema sollevato per mascherare quelli veri. Senza contare che poi i blog sono abbastanza spietati, chi scrive idiozie viene riconosciuto immediatamente e perde ogni credibilità rapidamente. È una esposizione a rischio che non a caso molti evitano, e almeno seguono (purtroppo solo) in questo il consiglio di Oscar Wilde.
    Il vero problema sono invece i numerosi che da decenni in modo improvvisato e per relazioni di potere e appartenenza hanno acquisito una falsa autorevolezza sulla base della quale hanno preteso di educare gli altri e che per la notevole mediocrità appena compensata dalla vanità hanno prevalentemente diffuso sciocchezze e mistificazioni. specie su Marx. Quindi non si può neanche fare una colpa a Sandro e a altri per non avere una adeguata infarinatura.
    I caricaturisti di Marx hanno proposto per lo più delle caricature funzionali agli interessi della classe cominante.
    Così come hanno fatto i caricaturisti di Kaldor, che senza avere grandi nozioni del suo pensiero (e sono pure privi di intelligenza per capirlo), hanno strumentalizzato una estrapolazione per meschine questioni di partigianeria e propaganda. Che poi è anche la storia della sinistra o sedicente tale e del suo tradimento.
    Kaldor (ma Keynes egualmente o più ancora) sorriderebbe non poco dei soloni che dentro una casa che brucia se la prendono comoda per discutere sulle modalità di uscita e su che ristorante andare dopo l’uscita. (Anche perché magari l’incendio non li tocca).
    K

  48. Rino says:

    Kovalsky, sei solo l’ultima sottospecie di “gattopardo” italiano. L’unica attenuante che hai è che a differenza dei veri “gattopardi” sei solo un dilettante allo sbaraglio, uno scrittore compulsivo di post che non sa nemmeno di cosa parla.

  49. Kovalsky says:

    Rino tu non lasci dubbi sul fatto che sei un semplice e riconoscibile quadrupede venuto a pascolare da queste parti. Per spinta interna congenita e naturale sei sufficientemente scellerato e temerario da esporre senza vergogna la tua asineria e cialtroneria, altro non puoi fare.
    Un involontario utile contributo però lo apporti sul piano sperimentale, come avvaloratore delle mie tesi e analisi scientifiche.
    Nondimeno per essere un quadrupede somaro che si limita a asinerie, vuotaggine argomentativa e grullesca personalizzazione GZ dovrebbe inibire ogni sozzeria che posti. Puoi andare a brucare l’erbetta da un’altra parte.
    K

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